domenica 10 aprile 2016

Panama Papers

Le origini dei paradisi fiscali
I paradisi fiscali sono Paesi, spesso sotto la sovranità di uno Stato più grande, dove le tasse sono molto basse o inesistenti e le leggi fiscali e tributarie molto lasche. La storia dei paradisi fiscali è molto antica.
Da sempre i cittadini più abbienti hanno cercato escamotage per non pagare le tasse, pensate che è addirittura dall'Impero Romano che molti cittadini preferivano diventare sudditi dei regni barbarici pur di sfuggire al fisco di Roma.
Quasi tutti i Paradisi fiscali sono senza esercito, se si esclude la Svizzera, e privi di sindacati e partiti. Non chiedono imposte perché non hanno quasi spese pubbliche e alcune volte non hanno nemmeno valuta propria.
Panama è l'ultimo esempio di paradiso fiscale, ma ha costruito la sua fortuna più come sede di società off-shore (legali, ma che permettono di evadere il fisco di casa  propria o di nascondere operazioni al limite del lecito).
Ma come si fa a combattere contro i paradisi fiscali?
John Kennedy è passato alla Storia anche per aver presentato nel 1962, su consiglio dell'economista Stanley Surrey, la Controlled foreign corporations legislation, una legge che prevedeva la tassazione dei profitti di società estere delle multinazionali americane. Ma in pochi dopo Kennedy vi ci sono cimentati. 

L'espressione off-shore significa "fuori giurisdizione", e indica una società costituita in Paesi dove le spese fiscali sono limitate e le istituzioni garantiscono il segreto bancario e un alto livello di privacy. Questi Paesi, infatti, non rispondono alle richieste delle magistrature straniere o richiedono procedure così complesse da scoraggiare molti giudici. Per avviare una società off-shore servono al massimo 48 ore, niente uffici né dipendenti. Talvolta non è necessario neanche un titolare: basta un prestanome o addirittura un nome di fantasia. Queste società sono quasi sempre scatole vuote cui fanno capo attività commerciali o finanziarie svolte in altri Paesi, ma registrano i guadagni nei paradisi fiscali.
Per le leggi italiane, aprire una società off-shore non è reato, ma se ciò avviene in maniera occulta è una violazione delle norme tributarie. 
Esempio: mettiamo che una società prepari un container pieno di banane in Ecuador, che costa alla società 1.000€. Le vende ad un supermercato francese per 3.000€. Quale Paese preleva le tasse su quel guadagno di 2.000€: la Francia, l'Ecuador? La risposta è: "dovunque lo decida la società" La multinazionale mette su tre società, tutte di sua proprietà: EcuadorCo, HavenCo (in un paradiso fiscale) e FranceCo.
EcuadorCo vende il container a HavenCo per 1.000€ e HavenCo le vende a FranceCo per 3.000€. Praticamente è tutto qui. Potreste esservi persi cos'è successo: a EcuadorCo è costato 1.000€ preparare il container, e l'ha venduto per 1.000€. Quindi EcuadorCo non registra guadagni, e perciò niente tasse. Allo stesso modo, FranceCo lo compra per 3.000€ e lo vende al supermercato per 3.000€. Di nuovo, niente guadagni e niente tasse. 
HavenCo è la chiave del puzzle. Ha comprato il container per 1.000€ e lo ha venduto per 3.000€, per un guadagno di 2.000€. Ma ha sede in un paradiso fiscale, perciò non paga tasse. 

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