venerdì 20 gennaio 2012

La casta e le scorte



INCHIESTA SULLA CASTA E LE SCORTE
Il Presidente del Consiglio Mario MONTI attende per oggi la scadenza del secondo censimento delle
auto blu, in vista di una forte razionalizzazione. Ma ci sarebbero da razionalizzare non solo queste
ma anche quelle delle scorte, che rappresentano un capitolo di spesa pesante per le casse dello
Stato.
Sono due i reparti che si occupano delle scorte ("aquile" il nome in codice): l'Ispettorato VIMINALE,
che conta 700 uomini nel suo organico e metà dedito a questo incarico e il reparto speciale della
Questura Villa Tevere, che mette a disposizione delle persone "sensibili" 256 agenti. Poi si debbano
aggiungere 300 carabinieri circa e un centinaio di fiamme gialle, si giunge al totale di 1000 uomini.
Spreco di fronte al quale anche l'attuale Ministro dell'Interno, Cancellieri, ha dichiarato di voler porre
un freno.
A fronte di 400 auto che circolano nella Capitale, solo 50 volanti ogni giorno garantiscono la sicurezza
dei cittadini.
"La gestione delle scorte incide in maniera pesante sull'apparato sicurezza. Noi crediamo che almeno
l'80% delle attuali possa essere tagliato o ridimensionato, recuperando uomini e risorse per il territorio
e per la sicurezza dei cittadini" dice Nicola TANZI, per il quale "occorre liberare la commissione
dall'eccessivo peso politico che incombe nell'assegnazione delle scorte".
Le misure sono diverse a seconda del livello di protezione che richiede il personaggio da tutelare. Si
va dal primo livello, individuato come rischio imminente ed elevato, con una scorta di tre auto
blindate e sei agenti, fino al quarto livello quello di basso rischio, che prevede un auto non blindata e
un autista, spesso una guardia giurata. E' proprio in quest'ultimo che si fa presente qualche dubbio.
Come ad esempio quella in dotazione all'ex ministro Cirino Pomicino, condannato in via definitiva per
corruzione: la vettura utilizzata è di proprietà dello Stato e la guardia non appartenente all'organico
delle forze dell'ordine, è comunque pagata dal Viminale. Insomma, una security privata a spese dei
contribuenti.
E di nomi illustri se ne potrebbero fare molti altri.
L'Espresso

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