mercoledì 20 febbraio 2019

Allena la tua gratitudine

Esercizi di ringraziamento quotidiano per i mille piccoli, grandi doni della vita





Io sono per la tecnologia...e in questi giorni di grandi difficoltà di salute per me, ho pensato che sarebbe bello avere un app o magari ritornare a scrivere un diario per scaricare le nevrosi quotidiane.
Visto che tutta la nostra vita ormai si concentra nei pochi centimetri di uno smartphone, era ovvio che gli americani giurassero sul potere delle app che ci insegnano a essere grati. E di conseguenza ad essere più felici, meno stressati e persino a dormire meglio.
Insomma, "Rewire your brain in just 5 minutes" come promette lo slogan dell'app più famosa Gratitude Journal : bastano 5 minuti al giorno per elencare 5 ragioni di gratitudine. Fatelo ogni giorno per almeno 3 settimane perché basta poco per allenare il cervello a dire grazie. La guru americana Oprah l'ha tenuto per più di dieci anni e nei suoi vecchi diari non ci sono considerazioni spirituali, ma piccole cose di "semplice abbondanza": fare jogging al mattino presto vicino al mare, sedersi su una panchina al sole a mangiare una fetta di melone...





Se ci volete provare, un suggerimento analogico: carta e penna. In un mondo ormai stancamente e violentemente digitale, fatto di troppi bip e chip, trovare il tempo per scrivere a mano è un piacere prezioso. Scrivere non solo un diario ma anche una lettera di ringraziamento. Siamo così disabituati a farlo! Per ringraziare non di un regalo, ma di un gesto, di una presenza affettuosa, di un consiglio. Per dire quanto siamo riconoscenti di quello che abbiamo ricevuto.
Io credo che tutti noi siamo nel profondo affamati di gentilezza, in questo mondo di haters digitali. Ed è a questo che servono, allora, carta e penna: a ritrovare la strada, come su una mappa. Dunque sì ai biglietti scritti a mano, sì ai quaderni da infilare in borsa o in un cassetto. Sempre più belli, perché la cartoleria è il nuovo trend. Carta per fermare i nostri pensieri. Scrivere per vedere nel buio. 
E il potere della gratitudine quotidiana sta anche nell'accorgersi del bello che ci circonda. Può essere qualunque cosa ad ispirarci un senso di gratitudine, e per me è la bellezza: un lungo viaggio in treno, un dipinto del Rinascimento, entrare in una camera d'albergo. Anche per questo Sagmeister ha lanciato un invito sul suo profilo Instagram: con l'hashtag #whybeautymatters chiede e riposta le cose più belle che abbiamo fatto nella vita: un oggetto, una creazione grafica o d'arte.
Anche questo è un esercizio: scoprire il potere della bellezza. Guardarsi intorno, e soprattutto dentro. Perché la gratitudine implica - sempre - un atto di consapevolezza. Devi sapere chi sei, dove sei, per capire di che cosa essere grato.

Mi sono ripromessa di fare tutte quelle cose semplici che non riuscivo a fare da un bel po' nella mia vita, avevo perso di vista che le cose semplici aiutano a sentirsi e ad essere realmente felici, tipo prendere per mano mia figlia e portarla a fare una passeggiata, a scuola, a pallavolo, a catechismo, in chiesa, aiutarla a farle fare i compiti insieme al sorriso della mamma...e non con estranei per rifugiarmi nel lavoro, nello stupido pensiero dei soldi che non bastano mai; ho guardato più spesso negli occhi mio figlio ormai quasi adolescente, l'ho abbracciato, gli ho dato coraggio nell'affrontare i suoi piccoli problemi scolastici e di relazioni con gli altri; ho guardato con amore mio marito che avevo distrattamente sempre lasciato ai margini della mia frenetica vita, ho riscoperto il gusto di preparare pranzetti solo per lui, andare a fare la spesa con lui (prima gli scrivevo un fogliettino e quasi lo buttavo fuori di casa perché avevo da fare servizi sempre di fretta perché il tempo non l'avevo); ho imparato a respirare ogni singolo attimo della mia vita....ho imparato che i genitori vanno osservati, capiti, amati e aiutati con un dolce sorriso e non mai, come facevo prima, con lo sguardo distratto, frettoloso, spazientito, irritato....insomma....abbiamo tutti bisogno di dolcezza e se il mondo inizi ad osservarlo con dolcezza e pacatezza probabilmente non fa tanta paura come potrebbe sembrare! Fidatevi....da una persona che sta lottando per migliorare la sua vita e renderla finalmente piena di piccole emozioni che inondano il cuore: solo questo è importante. Fermiamoci e appuntiamo su qualsiasi cosa noi abbiamo a portata di mano, quello che di bello ci capita nella vita quotidiana e vedrete che con l'esercizio tutto sarà più sereno. E poi...riscoprire che è bello condividere la domenica con nostro Signore e renderGli grazie del bene più bello che ci ha donato: la vita!

💥 Bye EveryOne 💥

lunedì 18 febbraio 2019

Antenato story

La famiglia è un'avventura




In questi giorni ho molto tempo a mia disposizione e mi sto tenendo occupata anche sbirciando tanti articoli curiosi su internet sulla carta stampata in miei vecchi appunti lasciati qua e là con l'intento di metterli giù quando avessi avuto tempo a sufficienza....e ora ho trovato questo intrigante articoletto, un mio pallino ogni volta che vado a trovare la mia nonnina novantenne! E lì che iniziano i racconti dei miei bisnonni e pro-pro parenti...e dato che sono curiosa come un gatto, ho deciso di condividere con voi le mie scoperte, naturalmente non personali, vi annoierei! 😟
Quasi sempre si finisce con l'inerpicarsi sugli scaffali degli archivi di Stato, o in quelli dei Comuni o di sperdute parrocchie di paese, in stanze solitarie tra i faldoni "sullo stato delle anime". La caccia agli antenati prevede passaggi su registri polverosi, inchiostri smunti e date lasciate come briciole sulla strada di una ricerca che deve rispondere alla domanda: da dove veniamo? Dove abbiamo le radici di famiglia? La cosa che sento maggiormente la mancanza è il non sapere che viso avessero...perché la nonna conserva le foto fino ai suoi genitori...le foto costavano nell'800... 
Si capisce, viviamo in un tempo pieno di immagini, difficile accontentarsi di una calligrafia stentata, di una firma su un foglio, di una data di nascita, di matrimonio o di morte. Più trovi tracce più vorresti sapere altro delle vite lontane che hanno passato il testimone. 




Si può contare sul sito Antenati del Ministero dei Beni Culturali, una formidabile banca dati che raccoglie oltre un milione di registri, 80 milioni di immagini, il materiale di 56 archivi di stato e riproduzioni digitali. Antenati è una riga di partenza per chi vuole condurre ricerche genealogiche oggi sempre più frequenti. L'accesso è gratuito, sono in crescita continua e hanno quasi esaurito lo spazio di archiviazione, serviranno maggiori finanziamenti. Ogni giorno arrivano tra sito e pagina Facebook "Antenati il portale del SAN" una trentina di richieste di cittadini che vogliono informazioni e consigli. La passione per vite sepolte da una storia che non entrerà nei libri è trasversale alle professioni e alla geografia. 
Chi non si ferma all'album delle fotografie può consultare cognomix.it (e indagare sulle origini geografiche del cognome) oppure myheritage.it dove ci si può sottoporre (a pagamento) a un test del DNA "per scoprire le origini etniche e poi trovare i componenti della famiglia", oppure ancestry.it (su abbonamento da 9,95€).
Insomma, c'è una miniera profonda da indagare, serve tempo e costanza e provare, ramo per ramo a rimettere insieme il grande albero genealogico di famiglia, disperso dal tempo e dalle nostre distrazioni quotidiane. Chi di noi non vorrebbe essere dimenticato dopo la sua morte?


💥 Bye EveryOne 💥

Tutti con Mercury

L'ultima rockstar che conquista anche i teenager





Lo so...il film è uscito nelle sale italiane a fine dicembre del 2018...ma io, questione tempo e bambini in giro, purtroppo ho potuto vedere Bohemian Rhapsody solo l'altro giorno....😐
Il film campione d'incassi del 2018 in Italia (quasi 19 milioni di euro!).
Quello che ha accomunato generazioni diverse di spettatori, come ho letto su qualche rivista specializzata, non è stata la musica in genere, è stata la musica dei Queen! Che sono una delle pochissime band che non subiscono le ingiurie degli anni, che non vengono dichiarate irrimediabilmente "vecchie" da chi ha meno di 25 anni, che non vengono skippate quando nella playlist della mamma rockettara arrivano immancabilmente tra un pezzo dei Rolling Stone e uno degli AC/DC. I Queen, accanto ai Pink Floyd, ai Beatles e a Battisti, sono entrati nell'Olimpo degli Eterni, che possono essere graditi a chi ascolta l'hip hop e ai fanatici del metal. Il gap generazionale, maestosamente visibile nelle classifiche, con artisti trap ovunque e il resto completamente cancellato, con i Queen si richiude, la frattura si ricompone. 
Il motivo? Lo ha spiegato in un intervista Brian May, individuando contemporaneamente la chiave di volta del film: "Da un certo punto in poi della nostra carriera, noi non abbiamo più suonato per il pubblico, ma con il pubblico". Così oltre che ad aver inventato un genere, quello del rock operistico portato al suo massimo fulgore proprio nel brano che dà il titolo al film e che ogni persona nel globo terrestre conosce a memoria, i Queen, per suonare con il pubblico, hanno fatto di tutto, attraverso rock e glam, pop e gospel, dance e elettropop, sfuggendo ad ogni categoria, a ogni etichetta, a ogni forma di staticità. 
Così, nell'orizzontalità dello streaming che rende tutto "contemporaneo", c'è un brano dei Queen per tutti i gusti, per chi è disperatamente innamorato e chi sogna una vita diversa, per chi vuole battere le mani a tempo e chi vuole ballare, per chi ama le contaminazioni tra colto e popolare e chi invece si accontenta di un semplice riff di tre note. Manca solo l'Hip Hop solo perché Mercury non ha fatto in tempo a portare i Queen anche su quella strada. 

La storia è quella che tutti amiamo: la nascita dell'eroe, la sua ascesa, l'inevitabile caduta, e l'eroico rialzarsi per trionfare, storia imbattibile soprattutto se l'eroe veste i pantacollant e non è mai ridicolo, se ha una voce straordinaria che può essere epica e straziante, e soprattutto se nella storia manca il finale triste. E questo particolare l'ho proprio apprezzato. Perché in Bohemian Rhapsody c'è un incredibile lieto fine, perchè la vicenda di Mercury e dei Queen si ferma al Live Aid del 1985. Mercury non muore, e alla fin fine anche questo è vero. E lo dimostra la folla al cinema, che non va a vedere un eroe caduto e dimenticato, una vecchia rockstar ai limiti della pensione, un divo scomparso, ma una stella che ancora brilla nel nostro firmamento e della quale, accidenti, sembra che nessuno riesca a farne a meno. 
Non c'è bisogno di nostalgia, perché Freddy Mercury è vivo, con la sua musica e le sue canzoni, con la sua band e i suoi eccessi, con i suoi amori e le sue debolezze. 
Loro sono forti. Picchiano forte sulle chitarre, perché Freddie cantava in modo unico. 




E ricordo come se fossero passati pochi anni e invece di anni ne son passati 28!!! E io frequentavo il primo quadrimestre del 1° Superiore....il giorno dopo l'annuncio della sua morte, tutti, ma proprio tutti quelli della mia classe, erano senza parole, scrivevano sui muri il suo nome, cantavano le sue canzoni, spenti come quando si perde un amico....e credetemi, ho sempre dimenticato tutte le scomparse importanti, anche quelle di maggior rilievo per me, ma quella di Freddie non l'ho mai dimenticata....

💥 Bye EveryOne 💥

venerdì 15 febbraio 2019

Parliamo di pizza

Curiosità e storia




Perché voglio scrivere di pizza? 
Perché per un po' di tempo non potrò gustarla come ho sempre fatto....e allora, come sempre capita quando un cibo ti viene sottratto dall'alimentazione (e a me hanno sottratto tutto - mi è rimasta solo la pasta in bianco, la Philadelphia e poche altre cose senza condimento alcuno...😓), ho pensato di scriverne....

La coltura dei cereali segnò l'inizio delle principali civiltà (Fenici, Egizi, Assiro-Babilonesi)....
Fra tutte le altre farine la palma va data a quella di frumento, per un duplice motivo. In primo luogo perché il grano vanta la più vasta diffusione, essendo il più tipico dei cereali dei climi temperati; in secondo luogo per il valore alimentare, poiché produce nell'uomo sia grasso sia carne (mentre il granturco per esempio, produce solo grasso).
Da focaccia a pizza poco ci vuole: la pizza non è altro che una focaccia condita. Un bel giorno qualcuno che poteva permetterselo aggiunse al pane (base della pizza) il companatico. Nessuno ci prova che questo passaggio a un cibo più elaborato sia avvenuto, come si crede, a Napoli. Il condimento della pizza, così come ovunque è conosciuto, potrebbe essere nato sia al Sud dell'Italia sia in quella vasta zona litoranea che va da Marsiglia alla Liguria del Levante. 
Le variabili di pizza e focacce possono essere centinaia, a discrezione della cuoca; con un pò di buon gusto alimentare, si possono preparare piatti deliziosi, ma a una condizione: niente di poco sano, niente di artefatto, e inoltre ricordare sempre che la pizza è un cibo elementare e va confezionato con ingredienti di prima qualità. 
Si fa oggi un gran parlare della cucina mediterranea. Un tempo cucina povera, prerogativa di paesi marinari pieni di sole ma con una scarna agricoltura, è stata oggi esaltata dagli esperti dell'alimentazione mondiale ed è diventata di moda. In tutto il mondo sono ora di moda i nostri spaghetti, i risotti, i minestroni di verdura o di legumi, il pane, l'olio d'oliva, l'aglio e, sintesi di tutti i prodotti maturati sotto il sole, la pizza! 
Detto ciò passiamo a qualche buon consiglio che ho scoperto in un vecchio libro di cucina e che voglio condividere con voi perché ho trovato dei consigli molto utili e semplici da seguire.
L'altezza della pizza varia molto: si va dalla napoletana, che deve essere bassa e croccante mentre la siciliana deve risultare soffice, ben lievitata e alta anche 2 centimetri.
Le teglie devono essere possibilmente di metallo perché è il materiale migliore. Anche quelle di tipo antiaderente sono ottime e, se si tiene un regime a basso tenore di grassi, si può anche evitare di ungerle. 
La mozzarella più adatta per una buona riuscita è quella specificamente per pizza, più asciutta della comune mozzarella, non viene conservata nel suo liquido, ed è normalmente confezionata a forma di treccia o in blocchi.
E' buona regola non mettere i formaggi sulla pasta a freddo, ma sempre almeno a metà cottura, affinché non secchino troppo. 
Anche l'origano è meglio distribuirlo all'ultimo momento affinché non diventi amaro.
Le cozze e tutte le altre conchiglie ad eccezione delle vongole, vanno aggiunte dopo circa un quarto d'ora di cottura e tenute in forno non più di cinque minuti.
Il forno più adatto alla cottura della pizza non è certamente quello di casa; l'ideale è quello a legna che raggiunge elevatissime temperature; ricordiamoci comunque di preriscaldare il forno al massimo.
La pizza deve risultare ben dorata e croccante ma tenete presente che il delizioso anello bruciacchiato è una prerogativa del forno a legna. 
Attenzione al lievito: dura poco tempo e deve essere tenuto in frigorifero. 
I pelati, i pomodori, le verdure devono essere perfettamente scolati e il più possibile asciutti, per non bagnare la pasta.
Cercare di tirare la pasta con le mani direttamente nella teglia unta. Se però non si sa fare senza rompere la pasta, ricordare di infarinare la tavola e il mattarello. Se la pasta tirata a mano tende a fare il buco, occorre rattopparla, e spolverizzare su tutta la base un po' di farina: la terrà a posto. 
Nelle ricette nelle quali le alici non guarniscono ma vanno sciolte, si possono sostituire i filetti con pasta d'acciughe. 
Lasciare assolutamente da parte la margarina e l'olio di semi.
Fare attenzione col sale quando si usano prodotti già salati, come acciughe, pancetta, capperi. 
Se piace un grosso bordo croccante, dopo aver disposto gli ingredienti sulla pasta, lasciarla riposare per almeno 1/2 ora; prima di infornare spennellare d'olio l'anello gonfio che si sarà creato tutto attorno. Se invece si preferisce un piccolo bordo, lasciare non più di un dito di contorno e infornare subito.
Ottima anche la pasta di pane che si trova già pronta in panetteria. Ricordare che rimpastarla per cinque minuti con un cucchiaio d'olio migliora la riuscita della vostra pizza: anche la pasta del panettiere si può surgelare avvolgendola con della pellicola di plastica trasparente per alimenti. La dovremo scongelare a temperatura ambiente e rimpastarla come descritto sopra. 





Per preparare una buona pasta di pane in casa userete 300gr di farina / 25 gr di lievito / 1 pizzico di sale / 1 bicchiere di acqua tiepida. Preparare la farina a montagnola sulla tavola, praticarvi un incavo al centro, formando la cosiddetta fontana, e mettervi un cucchiaio raso di sale fino. Sbriciolare il lievito di birra in un bicchiere scarso di acqua calda, aggiungerlo a poco a poco al centro della fontana di farina e impastare. All'inizio avremo una pasta piuttosto molle e appiccicosa, che diventerà più soda ed elastica a mano a mano che verrà lavorata. Sbattete più volte l'impasto sulla tavola, premerlo con i polsi, in modo da renderlo liscio e omogeneo. Quando, dopo aver a lungo ripetuto questa operazione di impastare e sbattere, si noterà che la pasta si stacca facilmente dalle mani e dalla tavola, formare una palla. Praticare un taglio in croce sulla calotta, e metterla a lievitare in un angolo tiepido della tavola, coperta con un canovaccio. Lasciar riposare per circa 2 ore, tempo necessario per permettere alla pasta di raddoppiare di volume. 

💢 Bye EveryOne 💢

lunedì 11 febbraio 2019

Conserviamo al sicuro i nostri ricordi

Via la paura di perdere tutte le nostre foto e i nostri video




La fame di memoria aumenta sempre più e la capacità di storage degli smartphone, che nei modelli di fascia alta è notevole, non basta a placare i nostri appetiti. Eh sì, perché il telefono è con noi sempre e ovunque, e si usa molto per fare foto e video anche nelle occasioni speciali e in vacanza, visto che è comodo e la qualità delle immagini e dei filmati è notevolmente migliorata. 
Purtroppo i file multimediali occupano sempre più spazio ed è necessario trovare una soluzione per archiviare e condividere questa grande mole di dati e avere anche un backup nel caso si perda o si rompa un device. 
E qui entrano in gioco i NAS (Network Attached Storage): prima facevano parte dei prodotti professionali o per smanettoni. Ora invece ci sono i modelli casalinghi definiti anche Personal cloud storage, con prezzi accessibili, funzionalità ed interfaccia semplificate perché possano configurarli anche persone meno esperte.  Ma cosa sono esattamente?😕
Sono dispositivi dotati di processore e Ram e di un sistema operativo che gestisce gli accessi e la connessione di rete. Si collegano, tramite cavo Ethernet, al router Wifi e rappresentano una soluzione molto flessibile perché, a seconda del modello, possono ospitare uno o più dischi fissi disponibili con diverse capacità. Essendo collegati alla rete di casa, permettono di archiviare e condividere dati e file multimediali con gli altri dispositivi, quali tablet, smartphone, smart tv, console etc... Molti produttori mettono a disposizione anche app native per i dispositivi mobile che consentono di vedere i contenuti salvati sul NAS ovunque ci si trovi. Inoltre i modelli con più di un hard disk sono dotati di funzione RAID: i dati sono duplicati su più dischi fissi, che devono avere la stessa capacità, e in caso di problemi con un'unità questa si può sostituire e i contenuti sono trasferiti automaticamente su quella nuova. 





Se l'intenzione è quella di acquistare un NAS, la scelta è ampia. 
Synology parte con il DS119j una soluzione che può ospitare una singola unità di archiviazione (capacità massima 14TB) e un prezzo contenuto (mediamente 100 euro su Amazon). 
Volendo un vero NAS abbiamo il modello DS218j (intorno ai 164,00 euro su Amazon), sempre un sistema domestico ma con due vani e la possibilità di inserire due dischi fissi da 3,5" o da 2,5" tramite adattatore e una capacità massima di 28 TB (14TB x 2 drive). I prezzi non comprendono gli hard disk e il costo varia sensibilmente in base al produttore, al numero e alla capacità dei dischi fissi. 
Anche Western Digital dispone di una soluzione a vano unico - WD My Cloud - con un prezzo che parte da 145,00 euro circa per il modello con disco fisso da 2Tb.
Si va poi al Western Digital My Cloud Home con unità singola e al My Cloud Home Duo con doppia unità, ovvero due dischi con capacità che va da 4 TB fino a 20 TB.
Infine abbiamo il My Cloud Mirror con due alloggiamenti, capacità dei dischi da 4, 6, 8 , 12 TB. 
E' possibile trasmettere in streaming i file multimediali ovunque e su qualsiasi dispositivo tramite l'app mobile o desktop My Cloud Home o attraverso il sito My-Cloud.com Inoltre, sia My Cloud Home Duo sia My Cloud Mirror offrono la modalità RAID I: i contenuti vengono archiviati su un'unità e duplicati automaticamente sulla seconda. 

Insomma, rimane solo l'imbarazzo della scelta...io sicuramente opterò per il duo o per il mirror, visto che ho sempre l'angoscia che possa perdere le mie foto (soprattutto quelle dei miei figli) e i miei video (vi immaginate se tutto d'un tratto, per un qualsiasi guasto o disattenzione, il supporto dove abbiamo deciso di archiviare quanto di più prezioso possiamo avere nella vita - i ricordi - venisse spazzato via??) .... Ho provato più volte a riorganizzare il tutto, sistemarli su DVD o dischi esterni molto capienti...però il problema permane: e se si dovessero rompere? Ho provato anche sul cloud (vedi Google Drive, DropBox, iCloud, etc....) però rimane sempre il problema del pagamento mensile e quello che comunque i nostri file sono nell'etere...e per quanto ci possiamo fidare delle società che gestiscono il cloud, non sapremo mai se le promesse di privacy vengano mantenute...


💢   Bye EveryOne 💢

Oggi parliamo di Wikipedia

L'enciclopedia online compie 18 anni






L'enciclopedia online più grande del mondo il 15 gennaio 2019 ha compiuto i suoi primi 18 anni con le sue 45 milioni di voci in 280 lingue. Ma c'è una curiosità all'interno di Wikipedia: nemmeno lei svela il rapporto che intercorre tra Jimmy Wales, 53 anni che mise i soldi e oggi è il volto dell'enciclopedia, sempre in giro per il mondo a parlare della libertà del web, e Larry Sanger, 50 anni, lo studioso di filosofia riconvertitosi a imprenditore della rete, che ebbe l'idea vincente ma lasciò il progetto dopo un anno, nel 2002, e da allora è in polemica con l'ex amico che nel frattempo tenta di ridimensionarne il ruolo. 
Resta nella nebbia la genesi di quella piattaforma libera e gratuita che permette agli utenti di creare, aggiungere e modificare i contenuti, quinto sito più visitato. Grazie alla natura collaborativa basata su controlli incrociati e l'edizione delle voci rigidamente basata su testi scritti, nell'era delle fake news è considerata una delle fonti più affidabili del web, oasi di verità l'ha definita il Washington Post.





Fu l'ex agente di borsa Wales che dopo aver creato il portale Bomis chiamò nel 2000 il dottorando di filosofia Sanger a dirigere il suo secondo progetto: Nupedia. Già si tentava di costruire la base di una enciclopedia libera con testi scritti da professori volontari. Che sottoposti al controllo di una commissione anonima di esperti naufragarono in un mare di veti incrociati: e in un anno approvarono e pubblicarono appena 21 voci. L'idea era buona ma bisognava migliorarla. L'intuizione vincente arrivò a capodanno 2001 quando Sanger a cena in un ristorante messicano con l'amico programmatore Ben Kovitz fu introdotto al sistema di Wiki - che in hawaiano significa veloce - ideato da Ward Cunningham nel 1994 per creare, modificare, illustrare pagine in maniera collaborativa. E il 15 gennaio 2001 fu Larry a invitare i primi utenti con una mail: "E' nata Wikipedia. Visitate la pagina, aggiungete un articolo".
A impedire che la faccenda del riconoscimento del ruolo di co-fondatore finisse in tribunale sta il modello no-profit di Wikipedia: se vendesse spazi pubblicitari potrebbe valere 5 miliardi. Peccato che Jimmy non ebbe scelta: la community si sarebbe ribellata se avesse monetizzato Wikipedia. Il suo successo sta proprio nell'essere l'enciclopedia libera su cui nessuno specula. Così Wales resta il volto dell'impresa: invitato ai quattro angoli del pianeta, incluso tra i potenti della terra a Davos, monetizzando il successo attraverso le tante conferenze in giro per il mondo. 

E dire che io tuttora conservo le mie enciclopedie della DeAgostini che mia mamma ha comprato investendo un bel botto di soldi...occupa un gran bel pò di spazio ma è impagabile quel momento di ricerca del vocabolo...e poi lo trovi, inizi a leggere e ti immergi in quante cose il mondo nasconde alla nostra conoscenza...il toccare le pagine di carta rilegata...l'odore della carta... ma mi rendo conto che con l'enciclopedia online, il sapere te lo porti dove vuoi... purtroppo in questo caso l'evoluzione ucciderà, se non lo ha già fatto, il piccolo mondo dell'Enciclopedia per come la conosciamo noi quarantenni.

💢 Bye EveryOne 💢



venerdì 8 febbraio 2019

Il senso delle colpe

La paura di non essere accettati




Come debellare il senso di colpa….debellare è un verbo impegnativo e significa superare ansie e angosce per vivere serenamente. 
E' possibile intraprendere un percorso in cui vengono eliminati i nostri sensi di colpa: basta volerlo per venirne fuori. Il senso di colpa è la paura di non valere abbastanza e quindi di non essere accettabili per gli altri. Diciamo a noi stessi: "Sono sbagliato per colpa mia". Io sono convinta che in natura non esiste nulla che non abbia una finalità e che il senso di colpa costituisca per l'uomo una spinta a fare meglio. Se mi sento più o meno sbagliato agli occhi del gruppo, ho un incentivo a migliorami per potermi stimare di più e questo si rifletterà sulle persone attorno a me. Senza si vivrebbe più tranquilli, ma creeremmo di meno. 
Ho letto che questo processo del senso di colpa si genera nei primi anni di vita ed è riconducibile a due fattori fondamentali: la sensibilità del sistema nervoso dell'individuo e l'ambiente in cui si è cresciuti. Quest'ultimo aspetto è determinante. Noi nasciamo con un cervello che deve crescere. Abbiamo bisogno, per la sopravvivenza, degli altri esseri umani e quello che dicono e fanno i nostri genitori sono informazioni necessarie alla nostra sopravvivenza. La famiglia è quindi fondamentale nel generare scarsa autostima e, quindi i sensi di colpa. I comportamenti di chi ci alleva, quindi, possono determinare in noi degli imperativi a fare o non fare che condizionano la nostra sopravvivenza. 





Chiariamo che gli esseri umani sono animali che vivono in gruppo; essere fuori dal gruppo significa la morte. Tutto quello che nel nostro cervello arriva di negativo dagli altri circa le nostre capacità, i nostri comportamenti, viene percepito e vissuto come l'impossibilità di essere accettati dal gruppo e, quindi, subentra il timore dell'abbandono e della morte. Questa paura se non è causata da un pericolo reale la chiamiamo ansia; niente altro che un pensiero ancestrale di pericolo. La paura è quella sensazione di pericolo di cose reali che ci possono ferire, colpire, uccidere. L'ansia non viene da un pericolo percepito dai cinque sensi ma da un pericolo pensato. Si tratta della previsione di un pericolo che non c'è. 
Il corpo, preparato da sempre al pericolo, reagisce apportando dei cambiamenti fisiologici nel giro di poche frazioni di secondo: il cuore accelera per pompare più sangue; i polmoni si dilatano per avere più ossigeno; l'adrenalina aumenta i propri livelli per stimolare l'attenzione e la capacità di reazione; si incomincia a sudare; si provano vertigini perché si assume, in pochissimi istanti una postura diversa e idonea alle due azioni fondamentali iscritte nel nostro DNA "fuggi o combatti".
Dobbiamo capire che il giudizio degli altri nella stragrande maggioranza dei casi non è funzionale alla nostra sopravvivenza; spesso inoltre capita di interpretare tale giudizio in modo distorto.

Fonte: psicoterapeuta Lucio Della Seta


Ho voluto condividere questo articolo che ho letto un po' di tempo fa, perché ho ritrovato delle paure, delle incertezze che mi sono capitate di recente….sto combattendo una battaglia anch'io: ho riversato tutto il mio spirito in un progetto che mi ha prosciugato le energie nel profondo per essere schiacciata da una persona inefficace ma che ha più potere all'interno della società dove lavoro...mi sono sentita inadeguata, non apprezzata, non degna di essere difesa e sono trascorse solo due settimane dall'evento ed eccomi schiacciata dalla mia malattia (spero determinata dall'ansia di stare male….perché forse internamente il mio corpo me lo richiedeva, richiedeva di poter rimanere inerme per un po'.

💢 Bye EveryOne 💢